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Ricordo delle vittime dei massacri delle foibe e l'esodo giuliano-dalmata.

Data di pubblicazione:
10 Febbraio 2022
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Oggi, 10 febbraio, si celebra il #GiornoDelRicordo. La giornata istituzionale è stata indetta dal 2004 per ricordare le vittime dei massacri delle #foibe e l'esodo giuliano-dalmata. Accanto al Giorno della Memoria dedicato alle vittime dell'Olocausto, il Giorno del Ricordo si lega alle violenze e uccisioni avvenute in Istria, Fiume e Dalmazia tra il 1943 e il 1947.
 
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La Città di Tagliacozzo celebra oggi la memoria di un’eroica personalità: il Questore di Fiume Giovanni Palatucci e la memoria delle Vittime delle Foibe e degli Esuli istriani.
 
Giovanni Palatucci nacque a Montella il 31 maggio 1909 e trovò la morte nel Campo di concentramento e di sterminio di Dachau il 10 febbraio 1945, esattamente 77 anni fa. E’ stato un poliziotto italiano, vice commissario aggiunto di pubblica sicurezza e Medaglia d'oro al merito civile.
 
Inizialmente addetto all'ufficio stranieri, dal 12 novembre 1937 e poi reggente della Questura di Fiume sino al 13 settembre 1944, quando fu arrestato dai tedeschi delle SS e internato il 22 ottobre successivo nel campo di concentramento di Dachau, con il numero 117.826, dove morì di stenti il 10 febbraio 1945, 78 giorni prima della liberazione del campo stesso.
 
Nel 1952 lo zio vescovo Giuseppe Maria Palatucci raccontò che il nipote durante la sua permanenza a Fiume aveva salvato «numerosissimi israeliti». Da allora Giovanni Palatucci è salito agli onori sia della Repubblica italiana che nel 1995 gli ha conferito la Medaglia d’Oro al Merito civile; sia in Israele, dove lo Yad Vashem, massima autorità per la memoria dell’Olocausto, nel 1990 lo ha dichiarato “Giusto tra le Nazioni”, sia nella Chiesa cattolica per la quale è stato dichiarato Servo di Dio dal 2004 ed è in corso il Processo di Beatificazione.
 
Nella sua posizione ebbe modo di conoscere l'impatto che le leggi razziali ebbero sulla popolazione ebraica. In quel contesto, cercò di fare quello che la sua posizione gli permetteva, creando attraverso una rete di amici una strada per salvare tanti ebrei dai campi di sterminio come, tanto per citarne qualcuno, la famiglia di Carl Selan, oppure la famiglia della consorte di Nathan Orvieto ultimo sopravvissuto della Famiglia Orvieto che trovò la salvezza dalla barbarie nazista nella casa canonica della nostra Chiesa parrocchiale di San Pietro in Tagliacozzo ad opera del venerabile Servo di Dio Don Gaetano Tantalo, anch’egli “Giusto tra le Nazioni”.
 
In una lettera ai genitori Giovanni Palatucci, ancora nelle sue funzioni, scrisse: «Ho la possibilità di fare un po' di bene, e i beneficiati da me sono assai riconoscenti. Nel complesso riscontro molte simpatie. Di me non ho altro di speciale da comunicare».
 
Un calcolo approssimativo ha stimato in più di 5.000 il numero di persone che Giovanni Palatucci aiutò a salvarsi durante tutta la sua permanenza a Fiume.
 
Nel novembre 1943 Fiume, pur aderendo alla Repubblica Sociale Italiana, di fatto entrò a far parte della cosiddetta Zona d'operazioni del Litorale adriatico, controllata direttamente dalle truppe tedesche per ragioni d'importanza strategica e il comando militare della città passò al capitano delle SS Hoepener. Pur avvisato del pericolo che correva personalmente, decise di rimanere al suo posto.
 
Il Console svizzero di Trieste, un suo caro amico, gli offrì un passaggio sicuro verso la Svizzera, offerta che Palatucci accettò ma inviando al suo posto la sua giovane amica ebrea, originaria di Karlovaฤ‡, Mika Eisler (al secolo Maria).
 
Per contrastare ulteriormente l'azione del comando tedesco, Palatucci vietò il rilascio di certificati alle autorità naziste se non su sua esplicita autorizzazione, così da poter aver notizia anticipata dei rastrellamenti e poterne dar avviso. Inoltre, inviava relazioni ufficiali al governo della Repubblica Sociale Italiana per segnalare continue vessazioni, limitazioni nello svolgere le proprie attività e il disarmo dei poliziotti italiani da parte dei tedeschi.
 
Egli si preoccupò anche dell'istituzione di uno "Stato Libero di Fiume", per far sì che questo territorio, che correva il rischio di dover venir ceduto dall'Italia alla Jugoslavia, mantenesse una sua indipendenza. Fu proprio con l'accusa formale di cospirazione e intelligenza con il nemico in seguito al «rinvenimento di un piano relativo alla sistemazione di Fiume come città indipendente, tradotto in lingua inglese» che il 13 settembre 1944 venne arrestato dai militari tedeschi e tradotto nel carcere di Trieste. Il 22 ottobre venne trasferito nel campo di lavoro forzato di Dachau, dove morì due mesi prima della liberazione, a soli 36 anni.
 
È grazie ai luminosi esempi quali quello del Questore della Polizia di Stato Giovanni Palatucci o del nostro Don Gaetano Tantalo e grazie a Dio di tante e tante persone assennate che seppero reagire all’inumanità e alla famelica depravazione di sterminio di un popolo, che l’uomo, l’Italia, l’Europa sono fatte salve da un giudizio di condanna senza appello per le persecuzioni che avvennero contro gli Ebrei a causa delle scellerate politiche nazi-fasciste della Seconda Guerra mondiale!
 
Ma quanto è accaduto durante quegli anni bui in Europa, a causa di quella diabolica ideologia, non è bastato: ancora sofferenze e morte dovevano macchiare la reputazione delle nostre società colte ed evolute.
 
E ancora in quei lembi di terra, crocevia di culture e di popoli, in quella ricca e fiorente Italia nord-orientale, iniziarono i cosiddetti massacri delle foibe ai danni di militari e civili italiani autoctoni della Venezia Giulia, del Quarnaro e della Dalmazia, avvenuti sia durante la seconda guerra mondiale, sia nell'immediato dopoguerra, da parte dell’altrettanto scellerata ideologia totalitaristica del regime comunista titino. In quest’altra tristissima vicenda umana e storica i partigiani jugoslavi dell'OZNA usavano gettare molti dei corpi delle vittime, a volte ancora in vita, nei grandi inghiottitoi carsici, che nella Venezia Giulia sono chiamati "foibe".
 
A tal riguardo desidero ricordare in questa sede due Vittime delle Foibe che in qualche modo sono legate alla realtà della nostra Municipalità: Nazareno Ricci, prozio (fratello del nonno) del Consigliere Comunale emerito Vincenzo Montelisciani, e Antonio Bonfiglio, nonno materno della signora Maria Zaccone.
 
Per estensione i termini "foibe" e il neologismo "infoibare" sono diventati sinonimi di uccisioni che in realtà furono in massima parte perpetrate in modo diverso: la maggioranza delle vittime morì nei campi di prigionia jugoslavi o durante la deportazione verso di essi.
 
Si stima che le vittime in Venezia Giulia, nel Quarnaro e nella Dalmazia siano state tra le 3000 e le 5000, comprese le salme recuperate e quelle stimate nei campi di concentramento jugoslavi, mentre alcune fonti fanno salire questo numero fino a 11.000 persone.
 
Al massacro delle foibe seguì l'esodo giuliano-dalmata, ovvero l'emigrazione più o meno forzata della maggioranza dei cittadini di etnia e di lingua italiana dalla Venezia Giulia, del Quarnaro e dalla Dalmazia, territori del Regno d'Italia prima, occupati dall'Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia del Maresciallo Tito e, successivamente, annessi dalla Jugoslavia.
 
Quando i nostri simili sono vittime di violenze, di soprusi, quando arriviamo ad esercitare l’azione più innaturale che l’essere dotato di intelligenza umana possa compiere, cioè uccidere, allora è la sconfitta dell’uomo, è la morte della civiltà… e tutto quanto di bene l’uomo ha operato e opera si offusca nella notte del male.
 
C’è dunque un grande lavoro ancora da compiere per rendere effettivi i valori della nostra Costituzione, per garantire, in scenari mutevoli e difficili, i diritti di tutti, come le complessità legate alle moderne migrazioni.
 
Inoltre, c’è da contrastare ovunque – e per questo tengo particolarmente a ringraziare, a nome della Comunità di Tagliacozzo, l’operato della Polizia di Stato – la cultura della violenza e della sopraffazione, quale espressione di una cultura del nulla, che non di rado evoca in modo incosciente parole e simboli di morte, anche nelle nostre realtà sociali consuetudinarie.
 
C’è un lavoro da fare anche per combattere le moderne discriminazioni – e per questo ringrazio anche l’Istituzione scolastica, che, d’intesa con un valido settore della Polizia di Stato, combatte ad esempio il bullismo e il cyber-bullismo – …combattere le moderne discriminazioni, ma anche il ritorno di antiche discriminazioni, quali le diffuse e striscianti forme di razzismo che serpeggiano, a volte nascoste, nella nostra società.
 
E’ importante riconoscere i pericoli di “piccole” discriminazioni e intolleranze, che possono diventare più grandi e poi degenerare in ideologie inaccettabili e su questi pericoli esercitare azione etica di moderazione e di equilibrio.
 
Se dunque dobbiamo interrogarci su quello che non siamo stati ancora capaci di fare, è vero al contempo che siamo forti di nuove consapevolezze.
 
In primo luogo, che il Popolo italiano – e qui mi ricollego alle simili vicende di Giovanni Palatucci e di Don Gaetano Tantalo e di tanti altri – è capace di esprimere valori civili alti, come quotidianamente anche Voi, Rappresentanti delle Forze dell’Ordine, testimoniate con gesti di ordinario impegno, non disgiunti da gesti di eroico coraggio
 
L’esempio di Giovanni Palatucci che scelse di disobbedire alle Leggi razziali e il Vostro esempio, cari appartenenti alle Forze dell’Ordine, cioè il coraggio di servire la propria divisa – così come anche tante persone delle Associazioni e dei corpi di volontariato, quali la Croce Rossa e la Protezione Civile – e la fedeltà ai dettami della nostra Costituzione ci ricordano che è sempre possibile una scelta:
 
La scelta del bene sul male. La scelta della luce rispetto alle tenebre.
 
Oggi un filo comune tiene salda la memoria delle Vittime delle Foibe alla memoria dell’eroe Giovanni Palatucci e non è solo la collocazione geografica della Città di Fiume, dove il nostro giovane Questore intervenne per salvare la vita a migliaia di Ebrei e dove purtroppo si verificarono le razzie degli Italiani che poi trovarono la morte nei Campi di sterminio jugoslavi o nelle foibe, quel filo comune è la presa di coscienza che la dignità umana, la vita dell’uomo è sempre e comunque da rispettare e da tenere in somma considerazione per la sacralità che essa rappresenta.
 
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#ComuneDiTagliacozzo #GiornoDelRicordo

Ultimo aggiornamento

Martedi 13 Dicembre 2022